Sarebbero il terzo partner commerciale dell’Italia, con quasi 60 miliardi di euro di valore delle esportazioni. Sono i paesi coinvolti, direttamente e indirettamente, nei circa 50 conflitti armati nel mondo e quelli con forti tensioni interne. Dall’Arabia Saudita all’Ucraina, dagli Emirati Arabi all’Azerbaijan, un’area molto significativa per il Made in Italy, che si è notevolmente ampliata con l’avvio delle ostilità nel Medio Oriente, che da solo vale quasi 30 miliardi di euro per l’export italiano, dei quali circa 10 rappresentano il contributo delle micro e piccole imprese. Vanno inoltre sommati altri 20-30 miliardi di esportazioni, che dalla nostra penisola vanno in Estremo Oriente attraverso lo stretto di Hormuz.

Per un Paese export-led come l’Italia, i conflitti e le barriere commerciali hanno un pesante impatto sulle vendite all’estero, anche se il tessuto produttivo ha dimostrato notevoli capacità di adattamento e di diversificazione.

Emblematico il trend dell’export verso la Russia, che, dal picco storico di 7,7 miliardi nel 2021, è crollato a 3,7 miliardi l’anno scorso, anche, e soprattutto, per l’effetto delle sanzioni. Si tratta di un export concentrato su meccanica e moda (rispettivamente 28 e 17,5% del totale), che in 4 anni ha visto crollare la sua quota, sul complesso delle esportazioni italiane, dall’1,6% allo 0,6%. L’area del Golfo esprime numeri molto più consistenti, quasi 29 miliardi nel 2025, con un balzo del 54% dal 2021. Meccanica (+75,7%) e moda (+107%) sono i due settori con le migliori performance, seguiti da alimentare e produzioni in metallo.

Le tensioni geopolitiche contagiano anche il commercio con i paesi non direttamente coinvolti, come la Turchia, che già lo scorso anno ha registrato una contrazione di quasi il 10% degli acquisti di Made in Italy. Un prolungamento del conflitto nell’area del Golfo avrebbe quindi effetti molto pesanti sulla manifattura italiana, considerato che il Medio Oriente per il Made in Italy vale il doppio del mercato cinese.

Infine, la questione dazi americani va a complicare il quadro. La contrazione dell’export degli ultimi due mesi dell’anno scorso si va consolidando con una flessione del 6,7% a gennaio e febbraio, con flessioni a due cifre per i macchinari e segnali di debolezza anche per l’agroalimentare, mentre continua il trend positivo del farmaceutico che gode di dazi agevolati.

“Quasi 60 miliardi di esportazioni in paesi coinvolti nelle guerre – sottolinea il Presidente CNA Dario Costantini – dimostrano la grande capacità delle nostre piccole imprese di operare in contesti molto difficili. Ma il conflitto nel Golfo avrà effetti molto pesanti, che si stanno già manifestando, sia per il valore crescente di un mercato sempre più strategico sia come snodo per l’export in altri mercati e per il sistema di approvvigionamenti”.

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