Marta De Gasperin è socia e presidente del consiglio di amministrazione nell’azienda DSG Srl di Mel.

 

Marta, potrebbe raccontarci la sua storia imprenditoriale?

Nel 1990 ho iniziato la mia attività alla DSG come dipendente, assunta come amministrativa-contabile. Nel 1992 sono entrata nella compagine sociale, mantenendo la carica di socia fino al 2007. Poi per motivi personali ho lasciato per qualche tempo l’attività in azienda, impiegandomi presso terzi e svolgendo per un periodo anche attività di docenza in una scuola. Nel 2010 sono rientrata in azienda, ancora una volta come amministrativa, occupandomi per la verità un po’ di tutto. Dal 2018 sono nuovamente tra i soci, rivestendo ora anche il ruolo di presidente del consiglio di amministrazione.

L’azienda opera nel settore delle lavorazioni metalliche. Ha mai sperimentato personalmente la questione di genere, magari proprio per via del settore della vostra attività?

Direi di no, non in modo diretto, forse per via del mio carattere forte, ma ‘sotterraneamente’ sì. Si percepisce che il settore è maschile, che l’abitudine è quella di avere a che fare con un uomo. Basta la battutina di qualcuno che entra in azienda e dice di aver bisogno di qualcuno che capisca, scartandoti a priori come valido interlocutore solo perché donna. Di recente una persona mi ha proprio detto “non so se tu capisci”.

Se questo è capitato di recente, dovremmo pensare che non si sia avuto un significativo miglioramento negli anni?

Forse si tratta anche di un meccanismo inconscio, che, lo riconosco, qui in provincia è ancora un po’ difficile da sradicare. La questione esiste.

Ritiene che iniziative come la modifica del codice delle pari opportunità, con gli incentivi di un sistema premiale collegato, possano contribuire a migliorare la situazione?

Sto riflettendo su questo tema, anche informandomi sulla possibilità di perseguire la certificazione di parità, per la quale ritengo potremmo già soddisfare molti dei criteri. Non vorrei però che diventasse solo una delle tante questioni burocratiche, verso le quali ormai sono insofferente.

La vostra è un’azienda piuttosto dimensionata. Qual è il profilo valoriale che impronta la sua attività di imprenditrice, in particolare rispetto al rapporto con i dipendenti?

Metterei sicuramente il benessere dei dipendenti ai primi posti, anche se non è sempre facile ed immediato riuscire a perseguirlo. Attualmente, ad esempio, ci troviamo a dover risolvere una situazione pratica di gestione degli spazi, che si è determinata per il rapido aumento dimensionale dell’azienda verificatosi negli ultimi tempi. Ci stiamo pertanto adoperando per la costruzione di un nuovo capannone. Talvolta è difficile capire cosa si aspettano i propri collaboratori. All’interno dell’azienda, cerchiamo periodicamente di organizzare dei colloqui, per raccogliere e valutare con disponibilità le richieste dei nostri collaboratori, così da valorizzarne, anche economicamente, il lavoro. Si tratta di mantenere molta attenzione alla serenità dei propri collaboratori, in un periodo in cui lo stipendio di un lavoratore medio è totalmente insufficiente rispetto ai costi della vita. Da questo punto di vista servirebbe una forte azione, anche da parte delle associazioni di categoria, per adeguare i livelli della contrattazione collettiva e garantire, a monte, condizioni migliori. Sul versante dei vantaggi che l’azienda può decidere di mettere a disposizione dei dipendenti, trovo ad esempio assurdo che il fringe benefit si traduca solo nella possibilità di acquistare buoni, spesso peraltro con alti costi di commissione, o nella necessità di dotarsi di dispendiose piattaforme welfare. Trovo illogico non poter piuttosto mettere a disposizione del dipendente una somma netta in busta paga che gli consenta di spendere quei soldi come meglio crede.

Quanto ritiene importanti le cosiddette soft skill, ovvero le competenze personali trasversali? Quali di queste competenze, naturali o acquisite, si riconosce? Ritiene che esse possano essere formate e allenate o che invece siano semplicemente parte del carattere individuale di ciascuno?

Personalmente mi considero una persona naturalmente incline al dialogo, ma è pur vero che mi sono formata e tenuta sempre aggiornata su questi aspetti. Ritengo anche che i miei studi di pedagogia siano stati molto utili per approcciarmi alle persone nella loro interezza. Attualmente sto seguendo un corso di arte-terapia a Firenze, una formazione particolare, se vogliamo, ma che ritengo veramente completa.

Ritiene quindi valido, anche da parte della nostra associazione, proporre agli imprenditori percorsi di formazione incentrati sulle competenze reazionali?

Personalmente credo di sì, anzi, in proposito, ho apprezzato la formazione sugli stili di leadership organizzata da APPIA CNA. Tuttavia, non saprei fare previsioni sulla ricaduta di percorsi di questo tipo, avendo sperimentato qualche resistenza rispetto a questa tipologia formativa anche all’interno del gruppo dirigenziale della mia stessa azienda.

Se dovesse delineare il suo stile imprenditoriale, come lo definirebbe?

Credo di potermi riconoscere maggiormente nello stile supportivo e di essermi molto smarcata dallo stile della precedente gestione. Non credo di essere autoritaria, direi piuttosto assertiva nel comunicare e sostenere le mie decisioni.

E quant’è importante la consapevolezza di sé?

La consapevolezza di sé è indispensabile. Conoscere i nostri punti di forza e di debolezza è essenziale per poter lavorare su entrambi e imparare a delegare.

Qual è il risultato che la soddisfa di più? C’è un prossimo obiettivo a cui puntare?

In un momento in cui tutto diventa sempre più difficile, mi ritengo soddisfatta del buon andamento e della buona organizzazione dell’ufficio, aspetti che richiedono grande impegno. Ora l’obiettivo è quello di gestire al meglio l’incremento dimensionale dell’azienda e garantire un ambiente di benessere per tutti. A questo proposito, per concludere, colgo l’occasione per ringraziare gli altri soci che lavorano con me, con i quali mi confronto costantemente e, soprattutto, apertamente. Il confronto e la condivisione dei problemi sono sicuramente valori che riconosco alla nostra azienda.

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