È stato pubblicato, lo scorso 31 dicembre, il decreto n. 3795/2025 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che individua per il 2026 i settori e le professioni con un tasso di disparità uomo – donna superiore di oltre il 25% rispetto alla media nazionale.

I dati, elaborati dall’ISTAT sulla base della media annua 2024, confermano che la segregazione occupazionale resta un nodo centrale per la parità di genere nel mercato del lavoro.

Tra i settori più squilibrati emergono le costruzioni (oltre il 90% di occupazione maschile), l’industria estrattiva, i trasporti e magazzinaggio, il manifatturiero e l’agricoltura.

Tra le professioni, la disparità è elevata, specialmente per artigiani e operai specializzati (meccanica, edilizia, impiantistica), conducenti di macchinari e veicoli, forze armate e sicurezza, professioni tecniche e ingegneristiche, ICT e ingegneria.

Il decreto si pone come finalità concreta l’attivazione di incentivi alle assunzioni, per favorire l’ingresso del genere sottorappresentato negli ambiti individuati nel settore privato.

La parità di genere non è solo un principio, ma una leva di politica del lavoro. Ridurre le disuguaglianze significa ampliare opportunità, contrastare stereotipi professionali e costruire un mercato del lavoro più equo ed efficiente.

Segnano un importante passo in avanti in questa direzione le due misure introdotte dalla legge di bilancio 2026 per ridurre la dipendenza economica delle lavoratrici e prevenire la violenza di genere. L’articolo 46 prevede bonus mensili non tassati per madri con almeno due figli, incluse le autonome, e conferma l’esonero contributivo parziale per chi ha almeno tre figli, escludendo il lavoro domestico. L’articolo 48, invece, offre alle aziende un esonero totale dai contributi fino a 8mila euro annui, per massimo 24 mesi, se assumono donne con almeno tre figli minorenni e senza un lavoro retribuito da almeno sei mesi.

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