Lo scorso 15 settembre il Parlamento Europeo ha adottato il progetto di relazione relativo alla modifica del regolamento del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism o Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere), la tassa ambientale dell’Unione Europea sulle merci importate da Paesi extra-UE, introdotta con il Regolamento (UE) 2023/956.
La disciplina del CBAM, infatti, nella sua fase iniziale transitoria, ha causato, sin da subito, degli impatti indiretti su alcune filiere produttive europee, in primis sulle imprese del settore della trasformazione dei metalli. CNA ha denunciato, in più occasioni, come l’originaria definizione del regolamento rischiasse di determinare effetti distorsivi non previsti sul tessuto produttivo, generando di fatto forme di alterazione della concorrenza
L’Italia dipende fortemente dall’estero per l’approvvigionamento delle materie prime. È il paese in UE con il maggior importazioni di beni coperti dal CBAM. Pertanto, le nostre imprese si troveranno a pagare di più la materia prima CBAM. Il 7 aprile è stato pubblicato dalla Commissione Europea il prezzo del certificato CBAM (pari a 75,36 euro) che comporterà, nel momento in cui sarà effettiva l’applicazione della tassa CBAM (febbraio 2027), un aumento del 15/20% del costo della materia prima.
Il nostro è un paese di trasformazione. Produciamo prodotti semilavorati di qualità e con alto valore aggiunto. Pertanto, il CBAM, così com’è impostato, penalizza l’intera industria italiana ed europea di trasformazione non avendo previsto misure di compensazione per i prodotti a valle. I materiali di base soggetti al CBAM sono, infatti, utilizzati dalle nostre medie e piccole imprese come fattori produttivi intermedi nella produzione di merci a valle della catena del valore. Il paradosso che si viene a creare è che semi-lavorati e prodotti finiti provenienti da paesi extra-UE entrano nel nostro mercato a costi più bassi, per il mancato rispetto degli obblighi ambientali e sociali. Questi prodotti, infatti, non figurano nell’elenco di beni cui si applica il regolamento CBAM e restano, quindi, esclusi sia dagli obblighi di rendicontazione che dall’applicazione della tassazione ambientale. Ne consegue che all’arrivo sul mercato europeo, i semi-lavorati e prodotti finiti con i metalli coperti dal regolamento (acciaio, ferro, ghisa e alluminio) hanno prezzi molto più bassi di quelli prodotti dalle nostre imprese, con esternalità ambientali molto alte.
A fronte di quanto precedentemente esposto, CNA ha presentato emendamenti ad hoc volti a rafforzare l’efficacia del CBAM e così a tutelare la competitività delle nostre piccole e medie imprese.
Insieme al CBAM è stato adottato anche il mandato negoziale relativo al fondo temporaneo per la decarbonizzazione, con la richiesta che il sostegno finanziario del TDF sia erogato dal 2027 al 2029, anziché a partire dal 2028, come proposto dalla Commissione. Inoltre, data la rilevanza dei fertilizzanti per la sicurezza alimentare, il testo richiede di estendere l’accesso al fondo ai produttori di fertilizzanti e agli utilizzatori a valle che devono far fronte a maggiori costi degli input legati al carbonio, includendo nell’elenco dei beni ammissibili prodotti quali urea (utilizzata come colla nel settore del legno), nitrato di ammonio e solfato di ammonio.
Infine, il testo prevede l’accesso di tutti gli operatori a valle (le imprese che utilizzano beni soggetti al CBAM come input nei propri processi produttivi) al sostegno del fondo.

































































































































































































































































































































































































































